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giovedì, 26 febbraio 2004
SONO STATA IN PARADISO di Antonia Manfredi
sono stata in paradiso, sono tornata, ma voi siete sempre qui immobili e lontani come alla miovola, come in beautiful.
Mercoledi giorno, appunto il giorno mi pesava, non passava mai, la testa fischiava, sentivo un treno in lontananza ed io pensavo "ma cosa faccio qui? Francesco se n'è andato, Scaglione non c'è, Mariella ha partorito, la segretaria è strana " mentre i ragazzi della SISSIS passeggiavano come i matti e Nicoletta mi covava indaffarata. All'una entra il Dirigente imbufalito e mi fa una scenata di rito che si conclude sempre con " io sono il preside!" ed " io sono la professoressa manfredi" poi corsa all'Università ma come al solito il Barone di turno manca all'appuntamento e quindi di corsa a scuola per i corsi di non so chè, alle sei e mezza Nicoletta mi fa :" finiti questi corsi non vengo più", a me è salito un mal di testa, ma un mal di testa e non riuscivo a rammendare l'ennesimo buco nell'ennesimo calendario. Alle sette ho gridato ad Anna:" basta, voglio uscire da questo loculo!". A mezzanotte non riuscivo a dormire, mi sono alzata ...e poi mi sono ritrovata per terra....e poi sentivo voci: " apri l'occhio, stringi qui, stringi là, muovi la gamba destra...e litigi...non ci sono letti, perchè mi avete portato anche questa...ed io bofonchiavo..." mandatemi a casa e smettetela di litigare". Mi hanno messa prima in una specie di incubatrice, ma io non sono riuscita a fare le uova, poi mi sono ritrovata in una stanzetta, ogni tanto veniva qualcuno e si accaniva con il mio occhio destro, che non voleva saperne di aprirsi, ed io glielo dicevo :"guardate che l'occhio è divergente, come me poi si aprirà". Dopo due giorni di pungi qui e sposta là, gli occhi funzionavano, le mani pure e le gambe anche. I medici erano offesi, mi hanno rivoltata da tutte le parti e poi....poi mi hanno ricoverata in paradiso una stanza appesa al cielo, ad un cielo che sconfinava con l'azzurro delle montagne dell'aspromonte che quando le nuvole erano blu non riuscivi a capire dove finisse la terra e dove iniziasse il cielo e poi, poi il mare del ponte e quattro angeli due ormai senz'ali ed uno zoppo nella stessa stanza, ed il medico alle mie richieste di tornare a casa mi ha detto: " signora questa è la sua ultima occasione di vedere com'è Scilla e Cariddi senza il Ponte, non la perda resti con noi!". Così ho guardato lo stretto dall'altro lato perchè io lo vedevo dalla parte del Porto ed ho scoperto che la costa Calabra ha tre insenature prima di arrivare a Reggio e che lo stesso sarà quella Sicula perchè la Madonnina non si vedeva più in compenso, si vedevano in lontananza le traghetto e si immaginava l'approdo di partenza e di arrivo e le montagne spettacolari, tre serie di montagne dal blu chiaro el blu scuro come la costa o come il tè dei beduini: un primo approccio, una conoscenza ravvicinata, un'amicizia affettuosa. E poi gli angeli, due sembravano morti nei loro letti di dolore, uno mi occhieggiava diffidente dal letto vicino, poi ha preso un bastone, si è alzato e mi raccontato la sua storia. Una storia di fine vita, di attesa di madre, di vedova, di conti con gambe che prima funzionavano e poi all'improvviso......Man mano si è svegliato l'angelo monello, si è sedutto in mezzo al letto e si è messo a gridare aiuto, mi guatava con occhio maligno e gridava così ho scoperto che l'angelo era senz'ali: " Ernia iatale ed erni ombelicale, pleurite, sordità, scompenso cardiaco, ictus lato destro e sordità". Siamo al completo ha commentato asciutto il figlio dell'angelo zoppo, nel frattempo l'angelo monello ha cominciato a snocciolare insulti e parolacce in antico siciliano e mi chiamava con la mano. sono andata e..." nun pozzu...." non vi posso dire cosa non poteva fare quel povero angelo, è la volta buona che Mazzella mi caccia. Nel frattempo l'angelo che sembrava morto ha cominciato ad occhieggiare a sorridere dello sciocchezzaio che si scambiava fra noi e mi ha mandato dalle infermiere per chiedere di essere aiutata ad andare dove Beatrice ti fa andare e l'infermiera mi ha risposto nervosa," ma quella non si è accorta ancora che può fare quell che vuole, tanto ha il sacchetto portatile, peccato che non possa camminare". Quando sono tornata e le ho spiegato che ormai lei aveva infranto ogni teoria economica "essendo libera dal bisogno", mi raccontato tra lo snob e la sorpresa di essere un'insegnante di filofia in pensione e di essere incespicata e poi...poi, eccola lì in quel letto senz'ali e senza voglia di parlare, facendo finta di essere anche rimbambita. Nel frattempo l'Angelo monello ha ricominciato a gridare, urlava di sei figli partoriti con facilità, ma un po' sordi e lei sola in quel letto che suonava campanelli, che chiamava tutti noi e che combinava marachelle che non posso raccontarvi se no Mazzella mi caccia dal Forum. A sera è arrivata una polacca spaurita, teneva la mano tremante sul cuore, era arrivata da quattro giorni a Messina, e guardava sconvolta l'angelo monello. Poi, poi abbiamo cominciato lei ad apprendere parole in Italiano ed io in polacco, peccato che questa mia memoria divergente si è scordata molte cose, ma già costruivamo frasi all'infinito ed ho sperimentato quanto sia produttiva la DIDATTICA BIUNIVOCA, comunque ora so che il polacco è dolce che tutte quelle consonanti in fila altro non sono che un dolce scivolare della loro lingua, mi ricordo che parolaccia si dice Wulgàta, che Italiano suona più o meno come Wlonski, che lezione si dice Lectia e che conoscere il latino, l'inglese ed il francese è un buon inizio per arrivare alla radice delle parole. Basta ho fatto indigestione di angeli , di andirivieni e dell'angelo monello che ha chiamato una certa Concettina per tutta la notte.Il giorno dopo stavo di nuovo male, guardavo rintronata il cielo mentre i tre angeli delusi e la polacca triste mi guardavano speranzosi, poi domenica mattina è arrivata lei , l'angelo che non mangia mi ha portato le orchidee e mi ha detto che sì sta tentando, che si è spaventata perchè il suo cervello comincia a perdere colpi e che cercherà di mangiare uno spicchio di mandarino ai pasti principali e metterà una goccia di latte nel caffè del mattino e sua madre mi stringeva la mano annuendo. Mi sono alzata ed ho ripreso a parlare con gli angeli senz'ali, con la polacca spaventata, con i parenti ormai stanchi, con gli infermieri ormai senza pazienza, con una signora dai dolci occhi azzurri che alleva una sua sorella bambina di 47 anni, poliomelitica e che non parla. Oggi sono andata via da quel Paradiso dove tra terra,mare e cielo non c'è soluzione di continuità e l'angelo monello mi teneva per mano, l'insegnante di filosofia mi ha detto che vuole farmi vedere la sua casa anch'essa sospesa fra mare e cielo, la signora che alleva la donna-bambina mi ha regalato un confetto e l'angelo zoppo mi ha salutata burbera. Forse il Paradiso, quello da cui un giorno siamo stati tutti cacciati, è così pieno di angeli senz'ali, di angeli affaticati, di angeli stressati e arrabbiati, ma pronti a regalare un sorriso o una speranza al nuovo ammalato che entra.
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venerdì, 20 febbraio 2004
BLOG E DIDATTICA di Loredana Mosillo
Quello dei blog è un argomento che mi appassiona. Lasciando da parte i casi limite di celebrazione del proprio io, guardo con simpatia ai “blog- diario personale” che, citando Brancati -Tomasoni, “diventano come le agende Smemoranda dei nostri figli, che aumentano di tre volte il loro volume, pieni all’inverosimile di oggetti da conservare, dal biglietto del cinema alla cartina della caramella offerta dal boy friend”. E ritengo giusto anche sottolineare l’azione positiva di certi blogger che si fanno artefici di un insieme fortemente interattivo all’interno di comunità aventi gli stessi intenti. Ma vorrei soffermarmi sull’ utilizzo dei blog a livello didattico, cosa che in America è già in atto da alcuni anni, mentre in Italia solo dallo scorso anno sono apparsi i primi siti dedicati, in lingua italiana (www.schoolblogs.com) Sostengo che un uso ragionato e programmato del blog, in classe, possa dare grandi soddisfazioni dal punto di vista didattico. Non è vero che i nostri ragazzi non amano scrivere, piuttosto non amano farlo in contesti definiti dagli adulti. So per certo da mia figlia adolescente e dalle sue amiche, che molte di loro, la sera, prima di addormentarsi riempiono pagine e pagine di diaro, gli affidano le loro più recondite emozioni, fanno la cronaca della giornata appena trascorsa, scrivono lettere ai loro ragazzi (e da loro ne ricevono), scrivono lettere appassionate ai loro idoli del cuore. Ma di queste produzioni, la scuola non ne ha traccia. I giovani amano scrivere, comunicare, ne sono convinta; inventano continuamente nuovi linguaggi, nuovi codici, …. E allora.. .cambiamo i contesti, adattiamoli ai giovani… Noi insegnanti, come diceva W. von Humbold, non dovremmo insegnare la conoscenza, ma creare le condizioni perchè l'insegnamento possa avere luogo", e, come afferma E. Morin nel famosissimo e attualissimo “La testa ben fatta” non è questione di seguire programmi , ma di attuare strategie. E allora, mi chiedo, che differenza c’è tra il correggere con la matita rossa e blu su un foglio protocollo e il ragionare sull’errore scrivendo un articolo per il blog della scuola? Inoltre la sottolineatura degli errori, così discreta del pc, non è frustrante quanto la matita blu. Il computer è pedagogicamente più efficace, evidenzia in maniera meno drastica le negatività! E poi, perché sia insegnamento, deve lasciare traccia e "log" significa “traccia”. Sarà solo un caso? Ma certo, cambiare strategia presuppone il fardello dell’incertezza, e quindi diventa scommessa. Mi chiedo se siamo pronti, noi insegnanti, a credere e a scommettere su noi stessi? Loredana Mosillo Tutor B ForTic
postato da: GranCaffeScuolaBlog | 18:46
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