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venerdì, 20 febbraio 2004

BLOG E DIDATTICA  di Loredana Mosillo

  Quello dei blog è un argomento che mi appassiona.
Lasciando da parte i casi limite di celebrazione del proprio io, guardo con simpatia ai “blog- diario personale” che, citando Brancati -Tomasoni, “diventano come le agende Smemoranda dei nostri figli, che aumentano di tre volte il loro volume, pieni all’inverosimile di oggetti da conservare, dal biglietto del cinema alla cartina della caramella offerta dal boy friend”. E ritengo giusto anche sottolineare l’azione positiva di certi blogger che si fanno artefici di un insieme fortemente interattivo all’interno di comunità aventi gli stessi intenti.
Ma vorrei soffermarmi sull’ utilizzo dei blog a livello didattico, cosa che in America è già in atto da alcuni anni, mentre in Italia solo dallo scorso anno sono apparsi i primi siti dedicati, in lingua italiana (www.schoolblogs.com)
Sostengo che un uso ragionato e programmato del blog, in classe, possa dare grandi soddisfazioni dal punto di vista didattico.
Non è vero che i nostri ragazzi non amano scrivere, piuttosto non amano farlo in contesti definiti dagli adulti. So per certo da mia figlia adolescente e dalle sue amiche, che molte di loro, la sera, prima di addormentarsi riempiono pagine e pagine di diaro, gli affidano le loro più recondite emozioni, fanno la cronaca della giornata appena trascorsa, scrivono lettere ai loro ragazzi (e da loro ne ricevono), scrivono lettere appassionate ai loro idoli del cuore.
Ma di queste produzioni, la scuola non ne ha traccia.
I giovani amano scrivere, comunicare, ne sono convinta; inventano continuamente nuovi linguaggi, nuovi codici, …. E allora.. .cambiamo i contesti, adattiamoli ai giovani… Noi insegnanti, come diceva W. von Humbold, non dovremmo insegnare la conoscenza, ma creare le condizioni perchè l'insegnamento possa avere luogo", e, come afferma E. Morin nel famosissimo e attualissimo “La testa ben fatta” non è questione di seguire programmi , ma di attuare strategie.
E allora, mi chiedo, che differenza c’è tra il correggere con la matita rossa e blu su un foglio protocollo e il ragionare sull’errore scrivendo un articolo per il blog della scuola? Inoltre la sottolineatura degli errori, così discreta del pc, non è frustrante quanto la matita blu. Il computer è pedagogicamente più efficace, evidenzia in maniera meno drastica le negatività!
E poi, perché sia insegnamento, deve lasciare traccia e "log" significa “traccia”. Sarà solo un caso?
Ma certo, cambiare strategia presuppone il fardello dell’incertezza, e quindi diventa scommessa. Mi chiedo se siamo pronti, noi insegnanti, a credere e a scommettere su noi stessi?
Loredana Mosillo Tutor B ForTic











postato da: GranCaffeScuolaBlog | 18:46 | commenti (9)